Omelia di Mons. Giovanni Massaro Vescovo di Avezzano nella solennità della Vergine della Vetrana 12 Gennaio 2026

Carissimi fratelli e sorelle di Castellana Grotte, autorità civili e militari, confraternite, comitato festa e fedeli tutti, con grande gioia e con emozione sincera celebro oggi con voi questa solenne Eucaristia nel giorno benedetto del 12 gennaio, memoria viva e sempre attuale di Maria Santissima della Vetrana, vostra Patrona, Madre amata, sentinella fedele di questo popolo.

Vengo da Avezzano, terra abruzzese che porta nel cuore un’altra Madre, la Madonna di Pietraquaria, e vi confesso che, arrivando qui, respirando l’aria di festa, vedendo i segni di una devozione così radicata e popolare, mi sono sentito subito a casa. Perché quando c’è Maria, c’è sempre casa. Quando c’è Maria, c’è sempre un popolo che si riconosce figlio.

La prima lettura, tratta dal libro della Genesi, ci porta all’alba della storia umana, subito dopo il peccato. Dio cammina nel giardino e chiama: «Adamo, dove sei?». Non è la domanda di un giudice, ma di un Padre. Non è il grido di chi condanna, ma di chi cerca.

Questa domanda attraversa i secoli e arriva fino a noi, fino a Castellana Grotte, oggi. “Dove sei?” Dove siamo come uomini, come famiglie, come comunità? Dove siamo quando la paura prende il posto della fiducia, quando la rassegnazione spegne la speranza, quando il buio sembra più forte della luce?

Anche Castellana, alla fine del 1690, ha conosciuto il buio. La peste, la paura, la morte che entrava nelle case, la chiesa quasi in rovina, una popolazione stremata. Eppure, proprio lì, proprio in quel buio, Dio non ha smesso di cercare il suo popolo. E lo ha fatto attraverso Maria.

Maria, come sempre nella storia della salvezza, non prende il posto di Dio, ma ci prende per mano e ci riporta a Lui. La Madonna della Vetrana, diventa segno concreto di una presenza che non abbandona, di una misericordia che non si arrende.

Nel racconto della Genesi risuona anche una promessa: la donna, il suo Figlio, schiacceranno il capo del serpente. È il primo annuncio del Vangelo, ed è già un annuncio mariano. Maria è la donna nuova, colei che non si lascia vincere dal male, ma lo vince con l’umiltà, con la fiducia, con l’obbedienza.

A Castellana, nel gennaio del 1691, questa promessa diventa storia concreta. Due sacerdoti, don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto, pregano, invocano, ascoltano. Ungono i malati con l’olio del lume che arde davanti all’immagine della Vergine. Bruciano ciò che è stato contaminato. E da quella notte, tra l’11 e il 12 gennaio, la morte si ferma. La peste scompare. La vita riprende.

Non è solo un racconto del passato: è una pagina di Vangelo scritta nella storia di questo popolo. È la prova che quando una comunità si affida a Maria, quando si stringe attorno a lei, anche le situazioni più disperate possono cambiare.

San Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda una verità meravigliosa: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… perché ricevessimo l’adozione a figli”. Maria non è solo la Patrona di Castellana: è Madre. E noi non siamo sudditi impauriti, ma figli amati.

Questo cambia tutto. Cambia il modo di vivere la fede, cambia il modo di stare insieme, cambia il modo di affrontare le difficoltà. Un figlio sa di poter tornare sempre a casa. Un figlio sa che qualcuno veglia su di lui.

Le vostre tradizioni – la processione dei ceri votivi, le luminarie, la banda, i fuochi d’artificio – non sono folklore vuoto: sono il linguaggio di un popolo che dice alla Madre: “Siamo qui. Non ti dimentichiamo. Abbiamo ancora bisogno di te”.

Il Vangelo di Giovanni ci porta a Cana di Galilea. C’è una festa, ma il vino finisce. È l’immagine di tante situazioni della vita: quando la gioia si spegne, quando le risorse finiscono, quando sembra non esserci più nulla da fare.

Maria se ne accorge. E’ probabile che già altri se ne fossero accorti ma hanno preferito fingere di nulla. Maria no. Lei è attenta, discreta, materna. E dice una frase che dovremmo scolpire nel cuore: “Fate quello che vi dirà”. È così che avviene il miracolo. L’acqua diventa vino, e il vino migliore.

Anche a Castellana, Maria si è accorta che il “vino” della vita stava finendo. E ha interceduto. Ha acceso una luce nel buio della peste. Ha trasformato la paura in fiducia, la morte in vita.

E qui arriviamo a uno dei segni più belli e più forti della vostra tradizione: le Fanove, i falò accesi nella notte tra l’11 e il 12 gennaio. Fuoco che riscalda, fuoco che illumina, fuoco che purifica. Un gesto nato dal bisogno di bruciare ciò che portava il contagio, ma diventato col tempo un grande simbolo di fede e di speranza.

Cari fratelli e sorelle, oggi quei falò ci pongono una domanda: che tipo di luce siamo noi?

Castellana Grotte può essere una città di luce se:

  • nelle famiglie si accende il fuoco del dialogo e del perdono;
  • nelle parrocchie arde la fiamma della carità e dell’accoglienza;
  • tra i giovani brucia il desiderio di costruire, non di fuggire;
  • verso i poveri, gli anziani, i malati, non si spegne mai il calore della solidarietà.

E ciascuno di noi può essere un cittadino luminoso se non alimenta il fuoco dell’odio, del pettegolezzo, dell’indifferenza, ma custodisce la fiamma della fede, della speranza, dell’amore.

Anche ad Avezzano, la sera che precede la festa della Madonna di Pietraquaria, accendiamo i focaracci. Tradizioni diverse, ma un’unica verità: Maria ci insegna a non avere paura del buio, perché Dio è luce e non ci abbandona.

Carissimi, questa festa non è solo memoria di un miracolo passato. È una chiamata per il presente. La Madonna della Vetrana continua a dirci: “Non perdete la speranza. Restate uniti. Siate luce”.

Affidiamo a Lei Castellana Grotte: le sue famiglie, i suoi bambini, i suoi giovani, i suoi anziani. Affidiamo le grotte, che sono bellezza nascosta, perché diventino anche immagine di una fede profonda, non superficiale. Affidiamo le fatiche, le paure, le attese di questo tempo.

E mentre questa città già illuminata di falò, si illumina di ceri, di luci e di fuochi nel cielo, chiediamo la grazia più grande: che Cristo, luce del mondo, acceso dal grembo di Maria, continui a brillare nei nostri cuori.

Santa Maria della Vetrana, Madre della luce e della speranza,
prega per noi. Amen.

Giovanni Massaro

Vescovo di Avezzano

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